Pubblicato da: blanconejo | 3 aprile 2016

Il pozzo di Maria Calzetta

Quando questo blog era più giovane, si era parlato di Energia. Allora era pioneristico affrontare l’argomento, essendo le tecnologie delle Rinnovabili ad un primo stadio di sviluppo dove era un azzardo anche solo mettere i numeri anche in termine di costi e benefici.
Oggi, in vista del Referendum sulle concessioni petrolifere, sono però doverose alcune considerazioni. Leggete e poi, votate come vi suggerisce il buon senso, però andate a votare.

Bene, premesso che il Referendum non vi chiede di votare pro o contro il petrolio, va detto che per quanto riguarda quest’ultimo i Governi finora succeduti hanno mantenuto un certo andazzo. Non che in altri Paesi sia andata meglio, in Spagna è di un Anno fa la lotta che la popolazione delle Canarie ha organizzato contro le prospezioni petrolifere della Repsol, concessionaria dai tempi di Aznar. Lotta persa clamorosamente, tra l’altro.

E pure lì, l’andazzo è lo stesso: elargire concessioni a compagnie private per lo sfruttamento di una risorsa che nasce pubblica. Ora, diciamo pure che lo Stato non ha le risorse tecnologiche per fare certe cose e le delega a chi le dovrebbe saper fare, è discutibile ma questo è. Il problema è nel ritorno che non c’è: il reddito pro-capite di dove avvengono estrazioni petrolifere sfiora i valori più bassi d’Italia. Ed è così anche nel Mondo, eccezion fatta per gli Emirati Arabi per la proprietà dei pozzi da parte degli Emiri. Estrarre petrolio non è poi ‘sto grande affare, almeno non quanto raffinarlo e distribuirlo. Porta lavoro a manodopera straniera, lavoratori che stanno sulle piattaforme due mesi senza sabati e domeniche e ferie, per poi andarsi a spendere i soldi guadagnati in Brasile.
A Gran Canaria fanno tutti così. Non vi è indotto.

Alle Canarie perdemmo la lotta, dicevo. La Repsol cominciò a fare i suoi sondaggi utilizzando il “fracking” furono rinvenuti alcuni Cetacei spiaggiati nelle settimane a seguire, per poi arrivare al risultato che il greggio c’era, ma insieme ad un sacco d’acqua e non conveniva fare le piattaforme con una mega raffineria per ricavare pochi barili al giorno. Infatti a 37 dollari l’uno mi pare il guadagno di Maria Calzetta (personaggio inventato). Una vittoria di Pirro, quella della Repsol e del Governo spagnolo.
Però questa della “convenienza” è l’unico argomento che mi pare convincente per le Lobby (anche) del petrolio, basta anche la solo prospettiva che ci possano rimettere che ogni affare con loro salta. Bene, allora sfruttiamo questo punto debole. Andiamo a votare un bel Sì. Allo scadere delle concessioni, verranno riemessi i bandi per lo sfruttamento dei pozzi.
Può essere che per alcune compagnie “non convenga”. Bene, ché se ne vadano, spazio alla concorrenza. Mi direte “Ma, il prezzo del petrolio cade e cadono le Borse”. E tanti cazzi, forse un Borsa  che si basa su una dipendenza non è poi una buona idea. Altrimenti, quotiamo anche la coca e vediamo che succede.

Può darsi anche che qualcuno si dedichi di più alle rinnovabili. Farebbe un buon investimento. Tanto per fare un esempio, sono state ipotizzate due piattaforme marine eoliche a largo dell’Isola di Fuerteventura. Risultato: fornirebbero il 122% del fabbisogno energetico dell’Isola. Beh, niente male per essere un’Isola. Pensate già a rendere indipendenti Sicilia e Sardegna dalla distribuzione nazionale, sarebbe già un bel passo avanti.

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