Pubblicato da: blanconejo | 1 agosto 2017

Potere parallelo capitale

Intanto, voglio che stiate tutti tranquilli in quanto a Roma non ci facciamo mancare nulla. Compresa la mafia. Forse arrivano in ritardo i pizzini per via del traffico, ma vi posso garantire che la mafia a Roma c’è ed è ben radicata. Vediamo come.

Innanzitutto i numeri. Roma conta su quasi tre milioni di Cittadini censiti ed un congruo numero che proprio censiti non sono. La mafia sta sia dall’una che dall’altra parte, la prima in quanto fornisce ghiotte occasioni per il moltiplicatore economico, la seconda perché sommerse le persone si occultano anche attività e introiti non proprio puliti. Sempre con la parte che sta sotto la luce del Sole si fanno begli affari, dicevo. Basta cambiare il modello delle lampadine dell’illuminazione pubblica, per esempio, o aumentare qualche voce della bolletta elettrica ma anche l’acqua, ultimamente sotto i riflettori, non fa altro che trattare i Cittadini di quella che dovrebbe essere una Caput Mundi che non c’è più come un bancomat dal quale prelevare un bel gettito di soldi alla bisogna.

Pensiero diffuso. Il Romano medio è per certi versi come recitava Alberto Sordi e anche un po’ alla Verdone: tira a campare e si lamenta più per sfogo che con l’intenzione di introdurre un cambiamento. Quando un Francese s’incazza, lo fa invece per generare un impatto, tanto è vero che a Roma non sono mai state fatte rivoluzioni. Più che per pigrizia, forse per quella convinzione comune che tanto non ci si può fare niente e che ostacola così la diffusione delle idee e la loro concretizzazione in quei movimenti di lotta che da sempre hanno caratterizzato le forme attive di progresso civile.

Ottusità cronica. Come scrivevo sopra, queste convinzioni sono stratificate in generazioni intere di Romani, costituendo sia la base di una presunta saggezza popolare tipo Sora Lella che cela in realtà un senso di rassegnazione facilmente riscontrabile nel comune intercalare sulla scia del “si stava meglio quando si stava peggio” – “Ah, quando c’era questo” – “Ah, quando c’era quello“…

Presenza di uno Stato estero. Sembra banale, ma un Popolo che tollera sul proprio territorio una presenza ingombrante di uno stato ingerente come quello del Vaticano, tollera anche altri tipi di ingerenze.

Questo è il substrato sul quale si è sviluppata Mafia Capitale. Poi che un giudice lo riconosca o meno, che dire, una persona può sempre sbagliare. Attendiamo le motivazioni della sentenza che saranno pubblicate su un congruo numero di pizzini. Mentre cosa più importante sarebbe non fermarsi alle apparenze: la mafia non è quella dell’abito gessato e del sigaro e nemmeno i picciotti che vengono a chiedere il pizzo con la lupara. Ormai si sono messi il colletto bianco e sono ben presenti negli organigrammi aziendali. Sono quelli che pilotano appalti, che passano sopra alle norme di sicurezza, che trattano a pesci in faccia tutti, etc… L’elenco è lungo.

Bene, analizziamo l’ultima cronologica faccenda romana, il tema dell’acqua. Siccità ce ne è già stata, solo che ora c’è una concomitanza singolare : 1) Presenza di un terzo polo politico nella Giunta capitolina dopo una disastrosa alternanza tra destra e sinistra 2) Conseguenti salti di poltrone fino ad ora intoccabili come l’ex presidente di Acea, piazzato dalla ex giunta di destra 3) Permanenza nella Regione Lazio di una giunta (sedicente) di sinistra. Ora, se fosse rimasto lo stesso pres. gran. lup. della multiservizi o Giachetti al Campidoglio ci sarebbe stata tutta questa cagnara ? Secondo me no. Quindi dal mio punto di vista a Roma c’è un “sistema” che oppone resistenza ad ogni tipo di cambiamento, anche coi ricattucci. Qui iRrenzi ha poco da sparlare : gli amichetti (privati) ce li volevano portare loro a Roma, era scritto nel programma.
Anche questo come si chiama?
Però, devo ammettere una cosa : la piaga più grande di Roma che non si dovrebbe nemmeno nominare dopo la siccità, mi vergogno a dirlo, è il traffico! Per citare Benigni.

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